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All'altezza di una grande occasione.

Riuscito matrimonio fra sangiovese e syrah, il Memento 2005 è un grande rosso che vale il prezzo e una ricerca non facilissima

Non capita tutti i giorni che i nostri esperti ci consiglino di lasciare sul banco dell'enoteca oltre 30 euro per portarci via una sola bottiglia di vino. Vero che gli avevamo detto che si trattava di una occasione davvero speciale, un invito che aspettavamo da tempo, e che ci eravamo molto raccomandati di indicarci un vino che ci aiutasse a fare colpo. Però dalle parti della nostra redazione non ha mai attecchito l'idea che la cifra indicata sul cartellino del prezzo possa di per sé dare qualche indicazione sulla qualità del contenuto della bottiglia. Molte volte un prezzo di svariate decine di euro è solo il risultato di una decisione di marketing che poco ha a che fare con il modo in cui il vino è stato prodotto o con la qualità del risultato. Sono i vini che puntano tutto sull'immagine e se la fanno pagare a caro prezzo, vini che lasciamo volentieri a chi è più sensibile all'etichetta che a quello che va nel bicchiere. Per noi potrebbero tranquillamente restare a coprirsi di polvere sugli scaffali. Altre volte il prezzo alto è più comprensibile perché trova un suo fondamento in qualche aspetto della produzione, dalle rese in uva per ettaro molto basse a procedimenti che richiedono lunghe lavorazioni, investimenti alti e forti rischi che qualcosa vada storto strada facendo. è il caso, per dire, della maggior parte dei vini in cui le uve sono vinificate dopo l'appassimento, processo sempre esposto a invasioni di muffe, per scongiurare le quali ci vogliono investimenti da capogiro e poi non basta ancora. è anche il caso di molti vini in cui si cerca un'estrema concentrazione, oppure la riproposizione fedele di tecniche di lavorazione tradizionali ad alta intensità di lavoro manuale e altrettanto alto pericolo di inconvenienti disastrosi. Purtroppo, anche in tutti questi casi, capita spesso che, per quanto apprezzabile sia la nobiltà di intenzioni e motivazioni, il risultato finale non giustifichi l'esborso richiesto. Non dal punto di vista del piacere che se ne può ricavare, almeno. E ssenza di territorio Ogni tanto però capita di imbattersi in una bottiglia per cui vale davvero la pena di pagare più di 30 euro. Prezzo che, oltretutto, non sembra neanche tanto alto, una volta che andiamo a vedere come è prodotto il vino che ci sta dentro. è il caso del Memento 2005 del senese Giuseppe Olivi. Un vino che giustifica anche un po' di fatica per procurarselo. Prodotto in appena mille bottiglie, è solo per un colpo di fortuna abbastanza improbabile se lo troviamo nella prima enoteca in cui entriamo. Per evitare una frustrante caccia al tesoro dal risultato incerto, molto meglio chiamare direttamente la cantina e farsi indicare dove andare a colpo sicuro. Anche la rarità di un prodotto non è di per sé una indicazione di qualità e anzi di solito siamo abbastanza impazienti nei confronti dei vini introvabili. Con le tante etichette eccellenti che oggi possiamo comprare con facilità, ben poche volte vediamo lo scopo di perdere tempo per andare a scovare a tutti i costi la "bottiglia che non c'è". Ammettiamo però che ci sono circostanze in cui poter esibire una chicca poco nota aggiunge un tocco di esclusività che non guasta. E se poi la persona alla quale la offriamo la conosce già, va benissimo lo stesso. La limitatissima produzione, del resto, è uno degli elementi chiave del modo in cui nasce il Memento. Quando si parla di vini di pregio si mette inevitabilmente l'accento sulla ridotta resa di uva per ettaro. Si tratta effettivamente di una misura importantissima, che però spesso rimane un po' astratta. Che poca uva, e quindi poco vino, prodotta su una determinata superficie di terreno sia almeno un buon punto di partenza per ottenere vini di qualità è abbastanza intuitivo. Tutto quello che rende buono il vino sta nelle sostanze che la vite elabora e concentra nei frutti sulla base di quello che le radici hanno estratto dal terreno. Se le piante hanno "vita facile", con terreno molto fertile e acqua a volontà, i grappoli crescono a dismisura ma gli acini sanno di poco. è quello che succede, per esempio, con le uve da tavola, che hanno rese molte volte superiori a quelle delle uve da vino e, di conseguenza, al confronto sono incredibilmente povere di zuccheri e sostanze aromatiche. Però, anche se è facile intuire che la quantità influisce sulla qualità, i numeri in cui di solito viene espressa la resa sono un po' troppo astratti per essere immediatamente comprensibili per i non addetti ai lavori. Sappiamo, per esempio che le uve da cui nasce il Memento hanno una resa limitata a non più di 40- 50 quintali per ettaro. è sicuramente una resa bassissima, intorno alla metà di quanto impongono alcuni fra i più severi disciplinari di produzione di vini Doc o Docg. Il discorso però si fa molto più concreto quando scopriamo che nel nostro caso questa resa significa che ciascuna pianta di vite produce non più di 700-800 grammi di uva. Per fare i 750 centilitri di vino che stanno in una bottiglia serve un chilo abbondante di uva. Considerando poi che, prima della spremitura, i grappoli vendemmiati sono ulteriormente selezionati a mano per eliminare tutti gli acini con imperfezioni che potrebbero influire negativamente sulla qualità del vino, ci rendiamo conto che, alla fine, in ciascuna bottiglia c'è praticamente tutta l'uva prodotta da due viti. Viti poi che per tutto l'anno sono state amorevolmente coccolate, potate in inverno scegliendo i tralci migliori, sfrondate in estate per selezionare il grappoli più promettenti sacrificando gli altri senza pietà, curate foglia per foglia per garantire ai grappoli superstiti le migliori condizioni di sviluppo, quasi fossero atleti da preparare alle Olimpiadi. Non è ancora finita. Il Memento nasce dal matrimonio fra sangiovese e syrah. Come dire, una delle uve più rappresentative dell'italianità vinicola insieme a un globetrotter che forse è nato in Francia, ma forse anche in Sicilia o in Medio Oriente. E che, comunque, sta conquistando il mondo intero a un tasso di espansione che, se va avanti così, tra qualche anno si lascia alle spalle anche i re dell'internazionalità merlot e cabernet sauvignon. I due vitigni richiedono trattamenti diversi. Così le uve sono vinificate ciascuna per proprio conto. Con calma, lasciandole macerare per un mesetto sulle rispettive bucce per estrarne tutti gli aromi. Dopo di che il Syrah, più corposo e in grado di reggere bene un intimo contatto con il legno, è messo ad affinare nelle classiche barrique da 225 litri. Il Sangiovese invece è travasato in tonneau, botti più grandi, con una capacità di 500 litri. In questo modo gli eleganti tannini fini non vengono sopraffatti da un'eccessiva quantità di legno. Dopo un po' di mesi, quando sono pronti, Sangiovese e Syrah sono finalmente uniti, poi se ne stanno un altro annetto in botti di rovere per finire di maturare e amalgamarsi bene. E dopo essere stati imbottigliati, prima di essere venduti riposano in cantina ancora 12-18 mesi. Una volta che abbiamo saputo tutto questo, 32 euro non ci sono più sembrati tanti, tutto sommato. Soprattutto siamo stati contenti di averli spesi dopo che abbiamo stappato la bottiglia e abbiamo sentito il risultato, davvero memorabile, della fatica del produttore.

 

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